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La musica popolare

La musica popolare è nata dai sogni dell’inconscio individuale e collettivo, sogni che hanno lasciato dietro di sé qualcosa di profondamente intrigante, che hanno affascinato e tenuto i sognatori legati al loro ricordo, quasi a chiedere con insistenza di essere interpretati.
E l’interpretazione, spesso scaturita da un’immaginazione primordiale, ha prodotto le canzoni, le quali sono trasfigurazione o sublimazione dei grandi simboli della vita e della morte: la spiritualità, la forza, l’amore, la maternità, il sacrificio e tutto ciò che è originariamente umano, elementi universali che appartengono a tutte le culture e ai miti che le popolano. Le narrazioni affidate alla vocalità hanno unito, di fatto, le radici emotive dell’immaginario individuale e collettivo all’innato bisogno di sognare a occhi aperti, e intere generazioni hanno ascoltato la nostra voce più antica e profonda.
Le canzoni narrative e romanzesche costituiscono la serie più numerosa dei canti popolari del Piemonte e di altre aree dell’Italia settentrionale e, come già aveva osservato Costantino Nigra, molte di esse sono comuni ad altre regioni europee, come la Provenza, la Catalogna, la Bretagna nelle quali è possibile riconoscere un substrato celtico.
Questo immenso patrimonio di musiche tradizionali è stato tramandato oralmente, ha seguito le migrazioni dei popoli in un continuo processo di trasformazione e rigenerazione. In queste canzoni c’è una straordinaria forza drammaturgica, alcune sono vere e proprie pièces teatrali, sceneggiature in miniatura in cui si alternano episodi domestici, amorosi o romanzeschi, taluni lieti, altri dolorosi, tutti sul filo di una narrazione elegante, gentile, talvolta percorsa da malinconica ironia. La voglia di raccontare un’umanità che ha affidato al canto la testimonianza della propria sto­­ria.
(Lidia Benone Giacoletto)