Barba e tetè

Il lento andar dei passi sui viottoli sterrati,
nei fossi e sopra i dossi con lepri merli e tassi.
È un ritmo che racconta i giorni senza gloria
di gente sempre vinta dal corso della storia.

Usavano il badile per rivoltar la terra
gli diedero un fucile per farli andare in guerra.
Tradotte per il Carso, tradotte per l’ARMIR,
marciarono nel fango, tanti, troppi per morir

Fé la balada ‘nsima ‘l fen
ma peui teté a brama ‘l masnà
masnà ch’a coro sàoto e crio
apress a ‘n gal là giu’ ‘nt el pra
meuvro ‘l brigne meuvro ‘l griòte
meuvro ‘l fròle e l’uve ‘nt l’otin
e anancc e aré a mné feuje e u liam
barba e teté a possé ‘n caret.

Le mani sul violino suonavano allegria
le mani contadine con voglia di poesia.
Riportano alla mente le veglie nella stalla
le doglie per sei figli, le foglie nei giacigli.

Sui tralci nelle vigne fiorivano anche i sogni,
andavan le stagioni portandosi i magoni
Vestito a festa uguale, domenica e Natale
il giorno della sposa, in fiera e al funerale.

Girandola di stelle che non si ferma mai
Appare sopra i tetti, poi scende nei pollai
Un secolo di voci dal caldo dei fienili
sussurra nei cortili poi torna alle sue croci.

Color degli ubriachi, colore dei mirtilli
caduti come i cachi, sfiniti come i grilli.
Sognando e bestemmiando ritagliano un sorriso,
che prima accende gli occhi poi cola lungo il viso.

Fé la balada ‘nsima ‘l fen
…….

Traduzione
Fare la balada (saltare) sul fieno
ma poi il nonno sgrida i bambini,
bambini che corrono saltano e gridano
dietro a un gallo laggiù nel prato.
Maturano le susine, maturano le amarene,
maturano le fragole e le uve nella vigna
e avanti e indietro a portare foglie e letame
lo zio e il nonno a spingere un carretto.

testo e musica Giancarlo Zedde (1991)

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