Lamentazione di Torino

Come altre laudi quattrocentesche scaturite dal sentimento religioso questo planctus Mariae nacque probabilmente in una confraternita in risposta alle sollecitazioni della fede osservante che da tempo veniva predicata in volgare. Non è noto come fosse effettivamente cantato o recitato. Nel mistero trecentesco provenzale, Passion provençale du manuscrit Didot, ci sono versi che lasciano intavvedere una forte somiglianza con la Lamentazione di Torino.
Per la pronuncia sono stati accolti i suggerimenti di Albina Malerba e di Camillo Brero.

Oy las, baron ch’i pases per la via,
si [e]s tam dolor cum è la mia!
Del mon fi car mout solace n’avia
ch’e vezo morir a morte descusia.
Mort, car mi premd col ch’i t’a ‘m baronia?
Oy fi car, com trist è lo giorn doloros e amar.

Un bom matin m’apelum Maria:
or è cambià lo me nom in dolenta e smaria.
Ma i sum trey de una mala compagnia
che l’un lo bat e l’autro lo lia,
l’autro gle dis: È tu fi de Maria?
Oy fi car, com trist è lo giorn doloros e amar.

De doze l’un in chi Yesù se fia,
Iuda lo felon, in baxand lo traiva.
Tranta dener lo precios sangue vandiva.
Or n’ay dolor al cor maior ch’i no n’avia.
Lo cor me part, tam volunter moria.
Oy fi car, com trist è lo giorn doloros e amar.

Dolor n’ay al cor, no è longa ma via
ch’i m’an tolù mon figlol Yesù via.
Oy è compì lo segn che Simeon me disiva
che de dolor lo me cor partireva.
Tollù m’àm me figl a tort e tritoria.
Oy fi car, com trist è lo giorn doloros e amar.

Oy De, que farà la soa dolemta mare?
Ch’i vezo morir col ch’è figl e pare
de tut lo mond è appellà sarvare.
De dolor moray e no tarderò vare
ch’el mon figl è pandù si com s’el fus un lare!
Oy fi car, com trist è lo giorn doloros e amar.

Quand lo fy oyt i dolor de soa mare
dis a Zuan: a ti l’acomando per mare,
che tu Zoan i sies bon figlol e pare.
…………….
Oy fi car, com trist è lo giorn doloros e amar.

Per gram pietà lo figlol se voz inveyr sa mare,
obrit soy og, tan dozament la varda,
poi inclinà so cap, del corpo se sagle l’arma.
…………….

Oy fi car, com trist è lo giorn doloros e amar.

Traduzione di Gianrenzo Clivio

Ahimè, uomini che passate per la via, / se è dolore tanto grande come il mio! / Del mio figlio caro molto conforto ne avevo / che vedo morire a morte ignominiosa. / Morte, perché mi prendi quello che ti ha in signoria? / Oh figlio caro, come triste è il giorno doloroso e amaro. // Un buon mattino mi chiamano Maria: / ora è cambiato il mio nome in dolente e smarrita. / Ma ve ne sono tre di una mala compagnia / che uno lo batte e l’altro lo lega, / l’altro gli dice: Sei tu figlio di Maria? / Oh figlio caro, … // Di dodici l’uno in cui Gesù si fida, / Giuda il fellone, baciandolo lo tradiva. / A trenta denari il prezioso sangue vendeva. / Or ne ho dolore al cuore maggiore ch’io non ne avevo. / Il cuore mi si spezza, tanto volentieri morirei. / Oh figlio caro, … // Dolore ne ho al cuore, non è lunga la mia vita / che mi han tolto mio figlio Gesù via. / Oggi è compiuto il segno che Simeone mi diceva / che di dolore il mio cuore si spezzerebbe. / Tolto mi hanno mio figlio a torto e tradimento. / Oh figlio caro, … // Oh Dio, che farà la sua dolente madre? / Che io vedo morire quello che è figlio e padre, / di tutto il mondo è chiamato salvatore. / Di dolore morirò e non tarderò molto / che il mio figlio è appeso come se fosse un ladro! / Oh figlio caro, … // Quando il figlio udì i dolori di sua madre / disse a Giovanni: a te la raccomando per madre, / che tu Giovanni le sii buon figlio e padre. / […] / Oh figlio caro, …// Per gran pietà il figlio si volse verso sua madre, / aprì i suoi occhi, tanto dolcemente la guarda, poi inclinò il suo capo, dal corpo se ne esce l’anima. / […] / Oh figlio caro, …

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